Le realisation d"un reve....

What is this blog about...? it's our trip around the world, our dream, our year of freedom!
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Back home after

343 days 15 hours 12 minutes 36 seconds

" Intorno al mondo. In queste parole c'e' abbastanza per inspirare sentimenti d'orgoglio: ma dove porta tutto questo circumnavigare? Solo attraverso innumerevoli pericoli giungiamo al punto in cui siamo partiti, dove quelli che abbiamo lasciato al sicuro dietro di noi sono rimasti tutto il tempo davanti a noi"


[H. Melville, Moby Dick]

Thursday, February 5, 2009

back home, almost

Dopo l'ultima cena indiana e l'ultimo mal di  pancia che segue, partiamo per l'aeroporto pregustando questi ultimi minuti indiani e soprattutto questi ultimi minuti di giro del mondo. Un addio a one year of  freedom che non poteva finire meglio che con una pazza corsa in triciclo a motore in autostrada verso l'aeroporto. Avventura pura. volo a Dheli alle 3:30 del mattino. Arrivo a londra previsto per le 7:20 e coincidenza del volo per Venezia alle 9:20 io e alle 13:30 Emma (che doveva andare a Nizza), ma da Luton. 


Mi ricordo che mi sembrava  quasi di essere gia a casa, come se fosse gia tutto finito, e che essere in aeroporto in attesa dell'aereo fosse solo una formalita'. Ero anche molto fiducioso sulla breve coincidenza di due ore. Quasi un anno in giro per il mondo di cui almeno un quarto passato in qualche mezzo di trasporto (treno, aereo, nave, barca, bus, jeep, macchina, triciclo, rickshow, pus pus, jeepney, cab, motorbike o tutti quegli altri che adesso non mi ricordo ma che ci hanno permesso di attraversare il globo) e mi sembrava gia tutto finito. Anche Emma che era piu preoccupata di me per le coincidenze in realta si stava lasciando andare e cominciava a parlare delle cose da fare nei prossimi giorni. Stavamo tornando. Era finita. Eravamo in aeroporto a New Delhi ma eravamo anche gia arrivati a casa


Ingenuo. Ingenua. Ingenui. 


Potrei dire solo che abbiamo perso la coincidenza, ma non renderebbe l'idea. 


Da new Delhi partiamo con una buona mezzora di ritardo. Volo tranquillo. Dormiano. Dopo un ora a sorvolare Heathrow per non farci dirottare su un altro aeroporto siamo atterrati in un aeroporto bianco, fermo e congelato dalle  neve. Nulla o molto poco si muoveva. una sola pista  libera e nessun volo che decollava, tutti cancellati, nessun posto llibero per parcheggiare l'aereo e piu di 5 ore di attesa nella pista dentro all'aereo, aspettando che la torre di controllo ci dicesse cos fare. Finalmente siamo scesi. I bagagli non arrivano. Troppo pericoloso di farli scendere con la neve, arriveranno forse domani, anche se per domani e' prevista ancora piu neve. Bisogna riempire il formulario per farli spedire a casa, si ma dove? non certo a Londra. Invece poi arrivano.


Usciamo dall'aeroporto, io telefono e chiedo il rimborso del biglietto per il mio volo cancellato. Mi propongono di sostituirlo con un biglietto per il volo di due giorni dopo. L'aeroporto rimarra chiuso per altre 48 ore. Non me ne frega niente, non rimango a Londra 48 ore e Emma neanche. Siamo sporchi, anzi puzziamo come due cammelli del deserto. Io mi sono cambiato solo tre volte nell'ultimo mese (piu o meno da quando mi hanno rubato lo zaino e da allora ho solo tre magliette tre mutande) e tutte e tre in giappone, e soprattutto non mi lavo da almeno 5 giorni. Anche perche' gli ultimi tre prima di prendere l'aereo li abbiamo passati praticamente in treno, piu di 40 ore in totale tra giorno e notte, treno indiano ci tengo a sottolineare. Vogliamo, anzi, imploriamo una doccia, un letto, e biancheria pulita. E invece e' tutto bloccato.


Grazie al mitico Fonz da Bruxelles riusciamo a prenotare l'unico mezzo che lascera l'Inghilterra nelle prossime 24 ore e che costa meno di 400 euro. Un treno eurostar alle 5:20 del mattino. Chiamiamo Pieremilio, mio amico ed ex vicino di casa di Milano che adesso vive a Londra. Imploriamo un divano per 12 ore sul quale ci accasiamo appena arrivati. Ah si, la metro anche era chiusa e ci ha lasciato a una fermata prima di arrivare da lui. Sveglia alle 4, perso il conto dei fusi orari se siamo bene o male, tanto siamo talmente stanchi. Arrivo in stazione e ovviamente: treno cancellato!


Saliamo su quello dopo (un ora e mezza dopo) da dove adesso sto scrivendo, da sotto la Manica per l'esattezza (troppa caffeina in corpo per dormire, emma dorme invece) e ci dirigiamo a Parigi dove se Dio, Allah, Amateratsu o Ganesh o chi per loro voglia, questo giro del mondo, questo nostro ardentemente voluto e difeso year of freedom si potra dire, finalmente e purtroppo, concluso.


343 giorni, 15 ore, 12 minuti

Monday, February 2, 2009

India (Rajastan)

Il passaggio in india ce lo aspettavamo breve ma intenso. Invece e’ stato ancora piu breve e ancora piu intenso.


Siamo arrivati a Bombei (che ha cambiato nome in Mumbai, l’ho scoperto da poco ammetto) il 21, dopo aver recuperato Emma a Hong Kong dove aveva passato tre giorni mentre io ero rimasto a Osaka, per lo piu a mangiare, bere, camminare e dormire.


Piccola parentesi sull’aeroporto di Osaka, quello nuovo, Kansai. Un’ isola artificiale, quadrata, costruita nel mezzo del golfo perche non avevano spazio sulla terraferma. Impressionante. Chi vuole andare a vedere su google earth, merita.


Siamo arrivati a Mumbai dopo 12 ore di volo e quando arrivi in India te ne rendi conto. Soprattutto se vieni dal Giappone. Taxi sgangherato pre paid dall’aeroporto all’hotel, casino per trovare l’hotel, ma poi prima sistemazione di tutto rispetto con emma che non si fidava a most rare I passaporti ai tipi dell’hotel.


Il soggiorno previsto a Mumbai era di due, massimo tre giorni, durante i quali fare un giretto in questa cittadina di quasi 20 milioni di abitanti e decidere se andare verso nord, dove secondo emma avremo trovato freddo e neve, che pero ci avvicinava di piu a Delhi, da dove saremmo poi ripartiti, oppure verso sud, e magari qualche spiaggia vicino a Goa, verso il sole, meno turisti, ottimo cibo, e (parafrasando un conoscente).. belle culture, ma che ci costringeva a prendere un aereo per ritornare su Delhi. E l'opzione non ci piaceva.


Dopo circa 24 ore di indecisione e uno sguardo alle previsioni del tempo che promettevano bene ha vinto il nord e il Rajastan.


Bombei ci ha sorpreso per la bellezza degli edifici e dell'insieme indo-coloniale, non ce lo aspettavamo. Siamo anche entrati nel palazzo che ospita la Corte Suprema e siamo andati a sentire qualche udienza, di poco, ma sembravano piu organizzati che da noi. Per il resto la citta' e' un casino in tutti i sensi, visivo, uditivo e olfattivo. Ma e' anche e soprattutto questo il fascino dell'India. 


Siamo passati davanti all'Hotel Taj Mahal, quello dell'attentato terroristico di qualche mese fa , che tra l'altro era vicino al nostro hotel. Adesso sembra un'ambasciata americana con recinzione anti sfondamento, check in all'ingresso per persone e macchine, etc. Fa un certo effetto ammetto. Uno dei must go bar della zona backpacker, dove ci siamo regalati una colazione "continentale" (ebbene si! e non e' stata neanche l'ultima volta), ha ancora  i buchi delle pallottole nella vetrata e nello specchio in fondo alla sala e guardie armate all'ingresso, il camerirere dice che e' successo a Novembre. Mentre mangiavamo e' arrivato un diplomatico americano  nel bar accompagnato da due guardie del corpo e qualche ospite, del tipo: vado anch'io nei bar malfamati del centro come tutti, e si e' seduto proprio nel tavolo in fondo alla sala nella traiettoria delle pallottole con i buchi dello specchio proprio dietro la sua testa. Fuori luogo.


Per il resto ci siamo dedicati a qualche piccola visita del quartiere dove dormivamo, ad organizzare il biglietto del treno verso Amhedabad, visitare un paio di moschee, mangiare il nostro primo Thali al buio. Nnel senso che non sapevamo cosa fosse ne come funzionasse, ne quanto costasse, siamo solo entrati nel ristorante, ci siamo seduti e hanno fatto tutto loro: piattone-vassoio che ti riempiono con delle ciotoline con zuppette o di altri piatti per lo piu vegetariani, riso, polpette, nan, e altre cose buone da mangiare rigorosamente con le mani, e rigorosamente sporche, anche le zuppette praticamente).


Una sera siamo andati al cinema a vedere un film di Bollywood in indiano, e ovviamente intervallato da stacchetti musicali in cui tutti ballano, anche se, come nel nostro caso, era praticamente un film horror, anzi love-horror. Bellissimo pero'. Anche se non capivamo una mazza quando parlavano ogni tanto infilavano delle frasi in inglese (a quanto pare lo fanno davvero nella vita di tutti i giorni) e poi insomma, in un film horror, scusate love-horror, non c'e' molto da capire. E comunque la parte migliore era quando il pubblico incitava, rideva, urlava di paura, applaudiva e commentava le scene clou del film. Mitico. Per chi fosse curioso di cercare su internet il film si chiamava Draaz.


Ad Amhedabad siamo arrivati dopo circa 5 ore, le prime delle 60 che siamo fatti in totale in queste (purtroppo solo) due settimane indiane. Il viaggio anche se piu breve degli altri e'  stato uno dei piu duri. Treno stracarico, impossibile muoversi. La citta di Amhedabad non e' niente di che, ci sono due buoni ristoranti e un mercato famoso per i tessuti. C'era anche quello che e' stato per un lungo periodo il quartier generale di Gandhi ma non siamo andati a vederlo.


Dopo Ahmedabad siamo andati  Udaipr, bellissima, con il palazzo in mezzo al lago dove hanno girato Octopussy di James Bond. Siamo rimasti solo due giorni purtroppo, col senno di poi mi sarei fermato di piu, ma abbiamo comunque visto belle cose e (per quanto mi riguarda) ricominciato a scattare foto. Le piu belle sono quelle che non ho preso, per timidezza, per rispetto, o entrambe, immaini che rimarranno comunque impresse nella memoria.


Da Udaipur abbiamo preso una macchina per Jodhpur, ma prima ci siamo ferati al tempio di (non mi ricordo il nome), uno dei tempi piu belli che abbia mai visto! Thali nella mensa del tempio, favoloso. Poi bus fino a Jhodpur.


Jhodpur ci e' piaciuto anche se siamo restati solo una notte. Abbiamo avuto la fortuna di capitare in uno dei 150 giorni di festa all'anno, con parate di carri, donne vestite dai mille colori e gente dappertutto. Molto bello, anche belle foto credo.


Da Jhodpur siamo andati fino a Jaisalmer, bastine nel deserto non lontano dal confine con il Pakistan. Merita la notte in treno per arrivarci. Il classico li e' la tre giorni di carovana nel deserto con cammelli, tende e stellate. Ma anche in moto e' bello.


Da Jhodpur, diretti a Delhi. Lunghetta. 20 ore di treno.


E poi da Delhi, che e' un vero casino come uno se la immagina, ad Agra e al Taj Mahal. Ci abbiamo messo 5 ore di treno, quando credevamo che ce la saremo cavata con 2-3 ma la mattina dopo quando ci siamo presentati nella spianata alle 6:30 per l'alba... woh... sono quei momenti in cui il fiato ti manca e ti dici che anche solo per vedere questo mausoleo simbolo dell'amore vale la pena andare in India. Mozzafiato.


Monday, January 19, 2009

Japan review

I primi giorni, solo soletto in questo paese, sono stati indimenticabili. Non sapevo leggere, scrivere, comunicare, non avevo una guida, anche accedere a internet era un casino perche' la tastiera, che sembra simile, in realta' ti sforna ideogrammi, anche google e' in giapponese e non c'e verso di capire come cambiare impostazioni del sito, la gente per dire no fa si con la testa e incrocia le braccia e cos'i via.

Ad onor del vero tuttavia mi ci sono abituato velocemente e in una citta come Tokyo non e' difficile trovare persone che parlino inglese. E poi in ogni caso sono tutti talmente gentili che anche quando non capiscono una mazza di quello che vuoi, cercano comunque di aiutarti, a costo di mollare tutto quello che stanno facendo e accompagnarti dall'altra parte dell'isolato.

Poi c'e' stato il furto dello zaino, poi e' arrivata Emma e poi il capodanno con Ale e Yoko e la banda dei football players.

Poi ci sono stati un paio di giorni di (ri)scoperta di Tokyo e dintorni con Emma e una piacevolissima gita fuori porta a Hakone sempre con Ale e Yoko.

Poi sono arrivati Jon e Marion direttamente da Parigi e con loro abbiamo passato i primi giorni a (ri)(ri)scoprire Tokyo, sulle rotte classiche consigliate dall'immancabile compagno di viaggio di ogni francese (tranne emma per fortuna), "le guide du routard'.

Poi siamo andati a sciare e qui vi assicuro che l'esperienza e' stata mitica. Gippetta cingolata che ci viene a prendere alla stazione dell'autobus, Chalet bellissimo e letteralmente sulle piste, la famiglia che gestisce il posto troppo gentile e simpatica. Giornate di sci con una neve che per me che quest'anno non ero in Europa non avevo visto da anni, paesaggi mozzafiato, onsen termale locale post sciata con tuffo nudi sulla neve, secondo giorno di sole e poi via verso Kanazawa.

Stop a Kanazawa e poi Kyoto, tre giorni, Nara, un giorno, e Tokyo di nuovo, dove jon e marion hanno ripreso l'aereo dopo l'ultimo festival di sushi nel quartiere di Asakusa e un pomeriggio passato al palaSumo a vedere i combattimenti.

Lasciati i due giovani parigini io e Emma siamo venuti a Osaka, abbiamo trovato un piccolo ma molto grazioso ostello, da dove sto scrivendo, siamo stati a Kobe in giornata, se non altro per provare la famossissima carne di Kobe (la mogliore del mondo secondo alcuni, ma secondo nono migliore di quella argentina) e adesso, mentre emma e' a Hong Kong a fare shopping, cosi almeno aveva dichiarato, io mi godo le ultime 48 ore di giappone prima della prossima tappa indiana dove molto, se non tutto, cambiera' radicalmente.

Ma rimanenda al giappone, sono troppe le cose che mi hanno impressionato in questo paese per ricordarmele tutte adesso. Molte corrispondono ai piu o meno popolari cliche, altre, almeno io, non le conoscevo. Tanto per citarne le prime che mi vengo in mente ci sono il cesso hitech riscaldato quasi ovunque, la puntualita', la gentilezza e la timidezza delle persone, i distributori automatici di bevande calde e fredde, tanto per strada che nei supermercati, disponibilita', alto senso del servizio e del dovere, piccole camere, spesso fredde ma sempre pulitissime, come il resto delle case e delle citta', pozze di acqua calda per i piedi per strada, bellissimi bar e ristoranti high design, i vestiti ridicoli dei giovani e delle giovani il sabato in centro, soprattutto i tagli di capelli, i 5-6 pasti al giorno (mangiano continuamente), i manga cafe dove passare la notte su internet in una comodissima poltrona a meta il prezzo di una capsula, i capsule hotel ovviamente, i lavori inutili che svolgono centinaia di persone da quelli (almeno 5) che ti indicano la strada per uscire dal garage, a quelli che per strada tengono in mano dei cartelloni pubblicitari, a quelli che ti ringraziano quando entri e esci da un negozio (quando non lo fa una voce registrata) etc. e poi il cibo... la cui apologia lascio a Emma.

Da una veloce vista al mercato del pesce di Tokyo ti rendi conto che i giapponesi mangiano tutto quello che nasce, vive, muore o solo temporaneamente passa per il mare, intendo tutto! (anche gli stronzi di mare) e quasi tutto se possono lo mangiano crudo. Poi pero non mangiano il coniglio perche'.. poverino.. e' cosi tenero e indifeso (cosi mi hanno detto, giuro), mentre i migliaia di tonni che vengono sbudellati ogni giorno sono esseri cattivi che meritano lo sterminio (questo lo aggiungo io ;-). In ogni caso la cucina giapponese per me e' buonissima, varia, ricercata, e con un'attenzione particolare al concetto che anche l'occhio vuole la sua parte. Mi manchera' ne sono sicuro.

Friday, January 2, 2009

The Tokyo new year's eve chronicles

Il 28 dicembre e' stato un po il nostro capodanno. A parte la giornata passata al posto di polizia del quartiere e a negoziare con quelli dell'hotel, la sera siamo usciti con Yoko e Ale che avevano una cena con la squadra di football americano di cui Yoko era manager qualche anno fa.

La prima parte della serata l'abbiamo passata in uno dei tanti ristoranti ai piani alti dei palazzi, uno di quelli in cui non saremo mai andati se non grazie a qualche giapponese, soprattutto all'inizio. Poi quando capisci come funziona ti ci butti, entri a caso in un palazzo, scegli un piano a caso sulla base delle foto o dello stile del menu, entri, ti siedi e ordini a caso da un meno in geroglifico in cui spesso non capisci neanche i prezzi e speri di non farti tuonare eccessivamente.

Quel ristorante prevedeva la formula prezzo fisso, ordini tutto quello che vuoi da bere e da mangiare, ma hai solo due ore di tempo. Poi paghi in piu quello che hai lasciato sul tavolo e non hai mangiato (bel concetto da importare). Purtroppo questa cosa del time frame non ce l'avevano detta, o forse si ma di sicuro non arei capito una cippa comunque. Fatto sta che quando e' suonato il gong e siamo andati via, con almeno tre litri di birra e uno di sake a testa in corpo, io e Ale scherzavamo sul fatto che ancora un buchino c'era, che magari saremmo andati a bere l'ultimo... stolti!

L'allegra comitiva di una quindicina di persone, tutti simpaticissimi (nonostante le ovvie difficolta' di comunicazione che il sake ci ha fatto facilmente superare) quasi tutti ebbri si decide di andare a bere un ultima cosetta in un altro posto. Perfetto!

Poco distante entrano in un altro edificio, altro ascensore, e altro bar nascosto, molto fashion, ci sediamo, cominciamo a chiaccherare e cominciano ad arrivare le birre, no aspetta... cos'e' quella roba... sashimi, tempura, sushi, alghe, rolls, balls. Insomma, si ricomincia a cenare, non sto scherzando, e ovviamente ad innaffiare il tutto con litrate di birra e bottigliette di sake. Ed e' qui che, almeno io, inizio a vacillare, mentre Emma, che sulla birra ci va meno pesante, ma non sul sake, tiene botta.

(A quanto pare) dopo un oretta passata in questo ristorante, si e' deciso di andare a bere una cosa da un'altra parte. Un bar in un altro piano di un altro palazzo, sempre nel quartire di shinjuku (quello dove hanno girato Lost in translation). (A quanto pare) ci siamo fatti un paio di moscow mule (votka, ginger beer e lime) e poi (sempre a quanto pare) i primi, quelli con figli e moglie, hanno iniziato a rientrare a casa.

Sulla via del ritorno, accade che io e Ale ci troviamo per sbaglio soli nello stesso ascensore e che, sempre per sbaglio, questo si apra in un piano a caso e non al piano terra dove gli altri ci aspettavano. Accade altresi' che senza neanche consultarsi e come fosse la cosa piu ovvia del mondo io e Ale usciamo dall'ascensore, entriamo nel ristorante, ci sediamo al bancone e biascicando ordiniamo sake, ovviamente, e sushi. Dopo l'iniziale imbarazzo del cameriere e le nostre rimostranze, arriva il sake e il sushi e poco dopo (A quanto pare) siamo usciti dal ristorante insistendo per una mancia (che in giappone non si fa mai, anzi.. la prendono male).

Qualche minuto dopo (anche se pare di no) mi sono svegliato nella mia capsula nel famigerato capsula hotel, ed erano le 10 di mattina.

Per decenza sorvolo su quello che accadde dopo e che, per fortuna, non ricordo, cos'i come sugli evidenti postumi che hanno reso inservibile Ale per le seguenti 48 ore e che hanno costretto Emma ad accompagnarmi con urgenza a comprare un paio di pantaloni nuovi.

Tuesday, December 30, 2008

Aggiornamenti da Tokyo

L`esperienza a Tokyo continua con grandi colpi di scena. La mattina in cui Emma doveva arrivare, mi svegli per andarla a prendere, ero sempre nell`hotel a capsula, e vado alla reception a chiedere del mio zaino che avevo lasciato in consegna e... sparito! Per farla breve, a parte aver fatto aspettare Emma piu di due ore nel tentativo di trovare lo zaino nei meandri dell`hotel abbiamo passato il pomeriggio dalla polizia, per fortuna con Yoko, la ragazza di Alessandro che e` giapponese e che traduceva per me, e il giorno dopo il proprietario dell`hotel, su consiglio dell`assicurazione, mi ha liquidato 2000 euro in Yen sull`unghia... piu o meno il valore di tutto quello che avevo dentro e che comunque non mi sarei ricomprato!
 
forte no? chissa cosa ci riservano i prossimi giorni. A parte un po` di shopping per rifarmi il guardaroba...
 
un abbraccio

Lo giuro, c'e qualcosa che e' ancora meglio di raccontare il meglio: e' tacerlo!